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La fine del blocco dei licenziamenti nei settori del terziario

Emanuele Ferretti – Marco Isola, Dipartimento Mercato del Lavoro Filcams Cgil Nazionale

La pandemia ha impattato il mondo del lavoro in modo disomogeneo, ci sono settori che hanno visto un aumento dell’attività ed altri che sono stati completamente chiusi per evitare il diffondersi del contagio. Anche nelle varie fasi della pandemia i diversi settori sono stati colpiti in maniera diseguale e inversamente proporzionale alle chiusure ed alle riaperture decise dal governo in una continua ricerca di un equilibrio tra tutela della salute e dell’economia.

Venendo ai settori è indubbio che la sanità e tutte le attività affini come le pulizie, l’igienizzazione e la chimica-farmaceutica hanno visto un aumento del lavoro per far fronte alla crisi sanitaria come è incontestabile che i settori del terziario e in particolare del turismo abbiano avuto una  crisi profonda ad eccezione della distribuzione alimentare che ha, per via della chiusura dei pubblici esercizi e della necessità di stare in casa delle famiglie con la chiusura delle scuole, visto una sensibile crescita .

Tutto questo è stato accompagnato per salvaguardare i posti di lavoro da un massiccio uso di ammortizzatori sociali e dal blocco dei licenziamenti individuali e collettivi e nonostante questo si sono persi migliaia di posti di lavoro soprattutto nel settore del turismo caratterizzato da una forte stagionalità e che a causa dell’assenza di strumenti di sostegno al reddito ha portato, su pressione delle OOSS di categoria, all’utilizzo di strumenti eccezionali attraverso dei bonus erogati a queste categorie di lavoratori.

Nonostante questo sono migliaia i posti di lavoro perduti soprattutto sono stati penalizzati le donne e i giovani ciò è dovuto anche alla loro forte presenza nei settori del terziario e del turismo.

A partire dal 2021 il governo ha iniziato a differenziare le tutele in base ai settori ponendo fine al blocco dei licenziamenti per i settori industriali al 30 giugno 2021 per poi correre ai ripari con una presa d’atto a ridosso della scadenza anzidetta in cui impegna le parti sociali a non licenziare garantendo ulteriori ammortizzatori in deroga alla disciplina ordinaria. Questa mediazione del governo non ha impedito, non essendo un provvedimento legislativo, a diverse imprese di avviare procedure per licenziamenti collettivi. Serviva e serve una proroga del blocco dei licenziamenti tout court e non semplicemente legata alla buona volontà dell’impresa di utilizzare gli ammortizzatori sociali che tra le altre cose sono sostanzialmente senza costi per le imprese.

Venendo ai settori del terziario e del turismo dicevamo della differenziazione tempistica rispetto al blocco dei licenziamenti al 31 ottobre 2021 anziché al 30 giugno e di conseguenza agli ammortizzatori in deroga che accompagnano il blocco stesso. Tale differenza è giustificata dalla oggettiva ripresa più lenta di questi settori dopo la pandemia, una su tutte l’assenza del turismo internazionale nel nostro paese a seguito delle restrizioni e dei blocchi per evitare la diffusione del contagio e la temporanea ripresa di quello interno dovuto alla stagione estiva come confermato dalle nuove assunzioni a tempo determinato .

Nel contempo il Governo sta ragionando sulla riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico. Si è visto plasticamente con la pandemia la carenza di un sistema compiuto di sostegno al reddito dei lavoratori che essendo diversificato per settori e per dimensioni aziendali lascia  scoperti tutti quei lavoratori di piccole e piccolissime imprese (molto numerose nei settori del terziario) che non avendo nessuno strumento sono stati coperti con la cassa integrazione in deroga a carico della fiscalità generale generando ulteriore debito pubblico.

Per non ripetere gli errori fatti con la fine del blocco dei licenziamenti nei settori industriali a cui si è tentato in modo insufficiente di porre rimedio, c’è bisogno di una proroga del blocco dei licenziamenti quantomeno sino ad agganciare l’uscita dagli ammortizzatori in deroga con l’entrata in vigore della riforma in senso universale degli ammortizzatori sociali prevista per il 2022.

Riforma incagliata al nodo centrale della copertura dei costi che, se in una fase di avvio può essere accompagnata con l’intervento del bilancio dello stato, a regime deve contare su risorse proprie che comporterebbero un aumento della contribuzione in capo a imprese e lavoratori. Decisivo per capire l’impatto positivo o meno della riforma sarà lo stanziamento previsto nella prossima legge di bilancio .

Di qui, data l’incertezza dei tempi della legge di bilancio che difficilmente verrà varata prima di fine anno bisogna assolutamente accompagnare i lavoratori di questi settori con la proroga del blocco dei licenziamenti e con ulteriori settimane di ammortizzatore sociale e non solamente, come ad oggi previsto, con una decontribuzione che lascia la scelta tra licenziamento e decontribuzione ai datori di lavoro .

Essendo questi settori maggiormente colpiti hanno bisogno di un accompagnamento più lungo e più forte in termini di protezione sociale e di tutela dei lavoratori rispetto agli altri. E comunque anche se si arrivasse, come richiesto dalle OOSS, all’aggancio della protezione dei lavoratori con la riforma degli ammortizzatori sociali, questa dovrebbe prevedere l’azzeramento dei contatori e la modifica di alcune distorsioni della vecchia disciplina come, ad esempio, l’accesso negli appalti per ristorazione collettiva all’ammortizzatore indipendentemente dell’utilizzo dello stesso da parte del committente anche in previsione della modifica dell’organizzazione del lavoro dovuta al maggior utilizzo del lavoro agile e di conseguenza a minori spese per le imprese in termini di spazi di lavoro per i dipendenti in modalità agile.

Non si debbono ripetere gli errori fatti con la fine del blocco dei licenziamenti nei settori industriali ed accompagnare i settori del terziario che costituiscono buona parte del PIL del nostro paese e che negli anni hanno assorbito la perdita di posti di lavoro nella manifattura e nell’industria. La riforma degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro ha una funzione cruciale per accompagnare le riconversioni e le riorganizzazioni delle imprese post pandemia garantendo con le politiche attive e la formazione il passaggio dei lavoratori nelle aziende e tra aziende senza alimentare la disoccupazione che rischia un ulteriore incremento dopo la pandemia.

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