Press "Enter" to skip to content

Il “bollino blu” per le condizioni di lavoro fa i conti con la pandemia

Gabriele Guglielmi – Coordinatore delle Politiche internazionali della Filcams e di OpenCorporation

Nel mese di Febbraio 2021 ci eravamo già occupati di ranking sulle condizioni di lavoro con l’articolo: “C’è davvero chi può appiccicare il “bollino blu” alle condizioni di lavoro?”  suscitando reazioni e commenti difformi.

In occasione della presentazione della classifica GPtW (Great Place to Work) relativa all’Italia pubblicata, oltre che sul loro sito,  anche sull’inserto L’ Economia del Corriere della sera del 26 aprile 2021 abbiamo colto lo spunto  per tornare sull’argomento anche con il focus aggiuntivo di come si è agito con la terribile novità #Covid-19.

In febbraio comparammo le classifiche di Fortune, delle quali fa parte quella di Great Place to Work, con  quelle di Top Employers  e di Glassdoor.

Oggi il confronto sarà più focalizzato nella comparazione di Great Place to Work Italia con la classifica OC (OpenCorporation).

Anche in questa occasione, per le analisi e le comparazioni, il team di OC (NdR ha tenuto  conto degli approcci di partenza, che sono diversi; degli obiettivi distinti, dei target non sempre confrontabili), ha comunque  ritenuto utile svolgere un’analisi comparata prendendo quale punto di riferimento il “dato comune”  teso a “migliorare l’ambiente di lavoro” quindi le condizioni stesse di lavoro, anche in presenza del Covid-19.

Se già il confronto OC con la classifica globale di Great Place to Work metteva in luce le differenze dei due osservatori, ancor di più succede con la comparazione Paese, Italia nel nostro caso, ma simile per gli altri Paesi per i quali Great Place to Work  pubblica ranking. (NdR Per uniformare il dato e renderlo comparabile, in applicazione della metodologia OC che ha come target le imprese multinazionali ne considera nel perimetro anche le filiali e le sussidiarie e le imprese controllate, il dato che Great Place to Work misura, ad es. per la filiale italiana, sarà comparato con la multinazionale presente in OC).

Nel Ranking dinamico 2021 di OpenCorporation sono valutate, quindi comparabili, 588 aziende sulle 9472 in osservatorio. (NdR Alcune aziende della classifica italiana Great Place to Work , pur essendo, o facendo parte di, multinazionali e quindi target potenziale, ancora non sono nell’osservatorio  OC e abbiamo colto l’assist di Great Place to Work Italia per inserirle dal prossimo anno).

Abbiamo selezionato 32 aziende  suddividendole in tre gruppi: Comparabili (7), semi-comparabili (10), non comparabili (15)

Le comparabili

Il campione è piccolo, fornisce però alcune tendenze evidenti: in verde aziende nelle Top100 della classifica OC, in arancione metà classifica e in rosso i ranking peggiori. Per Adecco e Danone le valutazioni sono simili, per Cisco sono opposte.

Tabella 1 Le 7 comparabili

Le 10 semi-comparabili, di fatto risultano non comparabili

in OC non sono valutate per carenza di informazioni. Tale mancanza di dati disponibili pubblicamente, denota, perlomeno, una scarsa trasparenza dell’azienda. Appare quindi  molto difficile che un’azienda opaca possa essere un buon posto dove lavorare.  (NdR Come ovviare al deficit di dati? Compilando il questionario per il rating 2021, qui ad es. quello di ENEL, prima nel ranking 2020 e prima, per ora, in quello dinamico 2021).

Una delle novità che troveranno nel questionario di rilevazione 2021, ahinoi, sarà alla domanda numero 55 sugli Standard ISO applicati all’elenco dei quali si è aggiunto: “ISO/PAS 45005 – Linee guida generali per lavorare in sicurezza durante la pandemia COVID-19”.

Tabella 2 Le 10 semi-comparabili

Infine 15 non sono comparabili perché non presenti nell’osservatorio OC anche se, per dimensione, potrebbero farne parte. Da questo gruppo fra tre delle classifiche GPtW Italia: oltre 500, 150-499, e l50-149 dipendenti (in Italia ovviamente) abbiamo selezionato le seguenti otto da inserire nella classifica OC 2022

  • 1 CONTE.IT ASSICURAZIONI, tramite la parent ADMIRAL INTERMEDIARY SERVICES SAU e la  capogruppo ADMIRAL GROUP PLC
  • 2 SAPIO, tramite la parent SAPIO PRODUZIONE IDROGENO OSSIGENO SRL e la  capogruppo PROGEFIN S.P.A.
  • 3 SORGENIA S.P.A.
  • 4 SC JOHNSON & SON INC
  • 5 COFIDIS S.P.A. con la capogruppo CAISSE FEDERALE DE CREDIT MUTUEL
  • 6 VIANOVA-WELCOME ITALIA S.P.A.
  • 7 Gruppo Assimoco (Assicurazioni Movimento Cooperativo) con la capogruppo  DZ BANK AG
  • 8 INSIGHT ENTERPRISES INC

Tabella 3 Le otto, delle 15 non comparabili, che saranno in Osservatorio OC dal 2022

Conclusione, provocazione e sfida

Apprezzando l’enorme lavoro che sta dietro ai risultati pubblicati annualmente da GPtW, solo per l’Italia 53.210 dipendenti intervistati in 120 aziende, alcune riflessioni.

Ecco gli evidenti aspetti positivi.

Fra le aziende che hanno partecipato a GPtW Italia:

  • il livello di fiducia dei “collaboratori”, che nel 2016 era fra l’80 e l’82% è salito all’86%;
  • si registrano  iniziative abbastanza comuni che incentivano attività utili socialmente dentro e fuori dal perimetro aziendale: volontariato, solidarietà interna ed esterna condividendo il tempo con la banca ore e offrendo ferie e congedi con anche il supporto dell’azienda;
  • pare esserci  un laboratorio di confronto fra le idee e le esperienze messe in atto dalle aziende partecipanti e che possono essere replicate/condivise dalle altre. Per citarne alcune con le parole d’ordine utilizzate dai referenti aziendali intervistati, spesso in lingua inglese,: “  “smaterializzazione dei processi”, “family care”, “Care giver” e “Critical Time Off”, “Payroll giving”, plastic free”;
  • emergono con i “nuovi concetti”, a volte “strani” come il “maggiordomo aziendale per piccole commissioni come pratiche postali, lavanderia, sartoria e calzoleria” (abbvie), ma anche interessanti e attuali, ad es.: “gestire le persone non più sulle fasce orario di presenza ma sugli obiettivi da raggiungere” (AmEx), “su misura per le diverse esigenze di donne e uomini” (abbvie),“il digitale, insieme a un impegno sociale forte, può ridurre le disuguaglianze” (Cisco), “Tutti gli anni si fa una verifica per garantire la parità di retribuzione a parità di mansione svolta, per colmare eventuali divari legati al genere e all’etnia” (saleforce)

Tutti gli interventi e tutte le interviste pubblicati sono permeati dall’anno terribile della pandemia; tutti quanti  si sono misurati con il lavoro “non in presenza” adottando soluzioni spesso simili in termini di flessibilità dell’orario fino a interventi quali “assicurazione sanitaria ad hoc per la copertura dal Covid” (Cisco).

L’inserto L’Economia del Corriere della sera dedica sei pagine all’evento, dalla 36 alla 41. Fra quanto abbiamo evidenziato di sostanzialmente positivo e utile alle aziende, ai dipendenti e “al pianeta” appare evidente una carenza su almeno due aspetti.

Quei “53.210 collaboratori intervistati” le risposte dei quali danno vita alle classifiche GPtW Italia, vengono costantemente citati ma nessuno di loro è stato intervistato anche nella presentazione dei risultati finali. Le interviste pubblicate sono esclusivamente del management, vuoi che non ci fosse un rappresentante sindacale dei dipendenti che avrebbe potuto dire “la sua” magari anche in “rappresentanza” dei colleghi? Non solo.

Nei commenti e in nessuna delle interviste pubblicate nelle sei pagine citate appare un riferimento all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. In questo anno di aspro confronto fra prevenzione, salute,  sicurezza da privilegiare da conciliare con la continuità produttiva, non si può non sentire la voce, il punto di vista di almeno un “Rappresentanti dei lavoratori per la salute e la sicurezza”. Questi sono i dati INPS aggiornati al 31 marzo 2021 sulla Cassa Integrazione Guadagni a questi numeri non ci si crede che non abbiano contribuito anche le aziende le 120 aziende osservate da GPtW Italia?

Comments are closed.