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Gli sfruttati della moda usa-e-getta

Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna Abiti Puliti

Articolo già apparto su Buone notizie, Corriere della Sera del 13 aprile 2021

Le ali non sono in vendita, viaggio nel mondo della fast fashion è il nuovo film diretto da Paolo Campana, con la supervisione artistica di Sara Conforti e prodotto da FAIR con il contributo scientifico della Campagna Abiti Puliti. È il risultato finale di un percorso durato oltre un anno, durante il quale abbiamo provato a riflettere insieme alle ragazze e ai ragazzi sul fenomeno della fast fashion.

Quanto si conosce ciò che si nasconde dietro questo modello di sviluppo? Spesso molto poco. 

Una volta i marchi lanciavano sul mercato tre o quattro nuove collezioni di abiti ogni anno, spesso in concomitanza con l’inizio delle stagioni; oggi, marchi come H&M, Zara, Primark o Uniqlo offrono anche 50 collezioni all’anno, una a settimana, a prezzi incredibilmente bassi e competitivi.

Abiti di cui pochi conoscono la biografia. Processi aggressivi di delocalizzazione, infatti, hanno allontanato geograficamente e simbolicamente, nel nostro immaginario, la storia e le problematiche delle lavoratrici che l’hanno prodotto: quel prezzo in realtà è così basso, “me lo posso permettere”, “posso comprarne quanti ne voglio e buttarli poco dopo”, perché qualcun altro, in qualche altra parte del mondo, produce quei capi in condizioni di lavoro miserabili. Turni estenuanti, violenze fisiche e psicologiche, straordinari non retribuiti, libertà di associazione violata sono alcune delle caratteristiche alla base del ciclo della fast fashion.

E allora cosa resta? L’impulso all’acquisto. Brand della moda e distributori, attraverso precise campagne pubblicitarie, hanno trasformato il desiderio (un percorso) in impulso (l’azzeramento di quel percorso). Acquistare diventa quindi “perdere il controllo” e come consumatori trasformarsi in rotelle del sistema.

La buona notizia è che possiamo interrompere questo circolo vizioso: attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva e al consumo critico delle nuove generazioni possiamo produrre un cambiamento. Per questo FAIR, in collaborazione con hòferlabproject, ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo. Il docufilm, arricchito da interviste ad esperti, infografiche e approfondimenti, racconta questo percorso dando voce ai ragazzi e alle ragazze che lo hanno vissuto. 

È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il loro punto di vista. Siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico. Sono loro i veri protagonisti di questo film, sono loro che domandano un cambiamento radicale del modello di produzione e consumo.

Abitipuliti.org

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