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La plastica nei cosmetici

Simona Fabiani, CGIL nazionale, politiche per il clima, l’ambiente e il territorio ed esperta CTS OpenCorporation

Uno degli ingredienti utilizzati nei cosmetici è la plastica. Viene utilizzata sotto forma di minuscole particelle solide inferiori ai 5 millimetri, che vengono aggiunte intenzionalmente a cosmetici e prodotti per la cura personale, come agenti emulsionanti, esfolianti o semplicemente come riempitivo. La plastica si trova in tantissimi prodotti cosmetici: rossetti, lucidalabbra, illuminanti, mascara, fondotinta, illuminanti, dentifrici, bagnoschiuma, shampoo, ecc.

Non esiste ancora una conoscenza completa degli effetti della plastica sulla salute umana, nel caso in cui sia ingerita o che entri a contatto con la nostra pelle. Di sicuro l’impatto sulla salute della plastica in tutte le sue forme dovrebbe preoccuparci considerato che la sua diffusione è sempre più pervasiva. Le microplastiche, presenti nei cosmetici, difficilmente visibili a occhio nudo, finiscono direttamente dallo scarico del bagno nella rete fognaria. Gli impianti di trattamento delle acque reflue non sono progettati per filtrarli; così le microplastiche vanno ad alimentare la “zuppa di plastica” che vortica nei nostri mari e nei nostri oceani. I pesci assorbono o mangiano le microplastiche, che quindi arriveranno anche nella catena alimentare umana. Le microplastiche non sono biodegradabili e una volta che entrano nell’ambiente marino, sono quasi impossibili da rimuovere. Nel caso dei cosmetici l’impatto della plastica sulla salute può essere sia di tipo diretto connesso all’utilizzo del prodotto attraverso l’assorbimento cutaneo sia di tipo indiretto attraverso la catena alimentare.

A livello europeo l’adozione del regolamento che dovrebbe vietare l’aggiunta intenzionale di microplastiche nei cosmetici e nei detergenti slitta al 2022 ed inizialmente riguarderà solo le microplastiche di dimensioni più grandi, posticipando al 2028 o al 2030 il divieto per le nanoplastiche. In Italia la legge di bilancio 2018 ha introdotto il divieto, a decorrere dal 1 gennaio 2019, di mettere in commercio prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente, quali saponi, creme, gel esfolianti, dentifrici, contenenti microplastiche. E’ un passaggio importante ma non comprende tutti i prodotti cosmetici. In attesa che la normativa diventi più stringente è importante acquistare i prodotti facendo scelte consapevoli. Per controllare se un prodotto contiene microplastiche dobbiamo leggere attentamente l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), la denominazione internazionale degli ingredienti dei prodotti cosmetici, che di solito è stampata sulla confezione dei prodotti. L’Unep ha stilato una lista di ingredienti che indicano la presenza di microplastiche, ovvero:

Nylon-12 (polyamide-12), Nylon-6, Poly(butylene terephthalate), Poly(ethylene isoterephthalate), Poly(ethylene terephthalate), Poly(methyl methylacrylate), Poly(pentaerythrityl terephthalate), Poly(propylene terephthalate), Polyethylene, Polypropylene, Polystyrene, Polytetrafluoroethylene (Teflon), Polyurethane, Polyacrylate, Acrylates, Allyl stearate/vinyl acetate copolymers, Ethylene/propylene/styrene copolymer, Ethylene/methylacrylate copolymer, Ethylene/acrylate copolymer, Butylene/ethylene/styrene copolymer, Styrene acrylates copolymer, Trimethylsiloxysilicate (silicone resin).

Acquistare in modo consapevole evitando i prodotti che contengono microplastiche ma anche comprare prodotti cosmetici con imballaggi ecologici, riutilizzabili o riciclabilili è una responsabilità individuale e una forma di attivismo per l’ambiente che può produrre dei risultati, anche in termini di pressione nei confronti delle aziende.  

Essenziale infatti è il ruolo delle aziende di produzione. Alcune stanno portando avanti azioni positive in questo senso, per esempio producendo prodotti senza l’uso di microplastiche o prodotti quali shampoo e balsamo in versione solida con packaging in carta e prodotti liquidi da vendere sfusi, ma sono ancora troppo poche. Ci aspetteremo molto di più sopratutto dalle grandi aziende e dalle multinazionali cosmetiche, che per la responsabilità sociale d’impresa, dovrebbero cambiare radicalmente i processi produttivi ed i prodotti in linea con gli obiettivi di tutela e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi e di uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine.

Nei confronti delle aziende può essere determinante il ruolo delle organizzazioni sindacali che attraverso la contrattazione collettiva aziendale, anche con le multinazionali, possono rivendicare una diversa organizzazione del lavoro basata sull’uso efficiente delle risorse e dell’energia, la transizione da un modello di economia lineare a un modello di economia circolare, la riduzione dell’inquinamento con l’adozione delle migliori tecniche disponibili, l’eliminazione della plastica all’interno dei prodotti e nel packaging, il rispetto degli ecosistemi e della biodiversità, la decarbonizzazione degli impianti, la produzione e l’uso di energie rinnovabili, il trasporto con modalità sostenibili, il rispetto degli animali evitando di testare i prodotti e tanto altro. Su questi temi la CGIL ha un forte impegno ed in particolare per quanto riguarda la contrattazione collettiva a tutti i livelli ha elaborato la Piattaforma CGIL per lo sviluppo sostenibile, e unitariamente con CISL e UIL il documento per lo sviluppo sostenibile e la piattaforma per la giusta transizione.              

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