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Politiche e strategie sindacali in risposta all’emergenza Coronavirus in Germania

di Volker Telljohann, Ires Emilia-Romagna

una sintesi dell’articolo è già apparsa su Collettiva.it

Il contesto

In Germania il settore automobilistico è di grande importanza sia per quanto riguarda il Pil, sia per quanto riguarda l’occupazione. L’industria automobilistica, secondo i dati dell’Agenzia federale per l’impiego, hanno 830.000 dipendenti e rappresentano da sole almeno il 5% del Pil tedesco. Inoltre ci sono altri circa 1,2 milioni di posti di lavoro che dipendono dal settore automobilistico. Attualmente l’occupazione anche nel settore automobilistico è minacciata dal crollo del Pil dovuto alle ripercussioni della pandemia. Nel secondo trimestre del 2020 il Pil è calato del 9,7% rispetto al trimestre precedente.

Oltre a subire gli effetti della crisi legata al Coronavirus il settore sta anche subendo una profonda trasformazione verso la mobilità elettrica, stimolata dalle preoccupazioni per i cambiamenti climatici. Questa trasformazione non riguarda solo le case automobilistiche ma implica anche un cambiamento radicale di tutta la catena produttiva. Complessivamente la transizione verso l’auto elettrica necessita meno manodopera. Un altro fattore che impatta sull’occupazione riguarda l’automazione e la digitalizzazione che portano invece a profondi cambiamenti dei processi produttivi. I processi di digitalizzazione comportano anche cambiamenti per quanto riguarda la struttura occupazionale. Diminuiranno gli operai in favore di lavoratrici e lavoratori più specializzati.

Attualmente il problema consiste nel fatto che tutti questi cambiamenti strutturali avvengono in concomitanza con la peggiore recessione economica del dopoguerra. Questa costellazione potrebbe indurre le case automobilistiche ed i fornitori ad effettuare dei tagli che non hanno precedenti nella storia industriale tedesca.

In gennaio una ricerca della Piattaforma nazionale per il futuro della mobilità (National Platform Future of Mobility – NPM) ha ipotizzato, nel peggiore degli scenari, una perdita di 400.000 posti nell’industria tedesca dell’auto entro il 2030, anno in cui entreranno in vigore le norme sulle emissioni dell’Unione europea.

Il ruolo della cassa integrazione

Uno strumento importante contro la disoccupazione è la cassa integrazione guadagni (Kurzarbeitergeld). Questo strumento trova applicazione quando le aziende si trovano in difficoltà congiunturale. Si tratta, quindi, di un ammortizzatore sociale finalizzato al mantenimento dell’occupazione mediante la riduzione temporanea dell’orario di lavoro. Nel 2008, durante la crisi finanziaria, questo strumento è stato potenziato non solo per attutire la crisi per le lavoratrici e i lavoratori, ma anche per aiutare le imprese a preservare le competenze di cui avevano bisogno per la ripresa.

La recessione da Covid-19 ha di nuovo reso necessaria una policy di sostegno al reddito e aiuto alle imprese. Per richiedere la cassa integrazione è necessario che l’impresa abbia subito una riduzione dei ricavi che sia temporanea e inevitabile. La cassa integrazione può essere chiesta dall’impresa sia per una riduzione dell’orario di lavoro, sia per la sua momentanea sospensione. Per facilitare l’accesso alla cassa integrazione durante l’emergenza Coronavirus è sufficiente che almeno il 10% dei dipendenti di un’impresa stia subendo una perdita di più del 10% della propria retribuzione. Inoltre, le imprese ottengono dall’Agenzia federale per l’impiego il pieno rimborso delle contribuzioni sociali. La cassa integrazione può essere chiesta anche per i lavoratori in somministrazione. Un’altra facilitazione di accesso alla cassa integrazione consiste nel fatto che l’integrazione salariale viene concessa anche in assenza di una banca ore negativa.

Il lavoratore oltre al salario ridotto percepisce un sussidio dall’Agenzia federale per l’impiego pari al 60% della retribuzione netta persa. In caso ci siano figli a carico, l’aliquota è maggiorata al 67%. La copertura del 60% (67%) è comunque una delle più basse nell’Unione europea. Per questo motivo il sindacato tedesco ha insistito per un aumento dell’aliquota. Così alla fine di aprile il governo ha infatti deciso di aumentare le prestazioni di integrazione salariale fino alla fine del 2020. L’aliquota sale al 70% dal quarto mese (77% con figli) e all’80% dal settimo mese (87% con figli).

Visto che le prestazioni di integrazione salariale sono previste per 12 mesi, prorogabile a 21, ma non superando il 31 dicembre 2020, il sindacato ha chiesto anche un prolungamento della cassa integrazione. Di fronte alla gravità della crisi la coalizione di governo fra CDU-CSU e SPD il 25 agosto ha accolto con favore la proposta di estendere le prestazioni di cassa integrazione a 24 mesi, ma non superando il 31 dicembre 2021. Anche l’aumento delle prestazioni di integrazione salariale viene prolungato fino alla fine del 2021. Le contribuzioni sociali dal 1° luglio del 2021 saranno invece rimborsate interamente solo alle imprese che usano la cassa integrazione per la qualificazione dei loro dipendenti.

Il nuovo regime di cassa integrazione dovrebbe costare 10 miliardi di euro. Si tratta di un investimento che dovrebbe contribuire a stabilizzare il mercato del lavoro e nell’attesa di un ritorno alla piena occupazione dovrebbe anche servire a sostenere i consumi dei lavoratori a orario ridotto.

L’importanza di questo potenziamento della cassa integrazione viene confermato anche dai dati dell’Agenzia federale per l’impiego. Secondo i dati più recenti in marzo sono state erogate integrazioni salariali per 2,46 milioni di dipendenti, in aprile invece per 5,98, in maggio per 5,82 e in giugno per 5,36 milioni di dipendenti. Per il mese di agosto l’istituto di ricerca economica Ifo di Monaco stima che il numero sia calato a 4,6 milioni di dipendenti che corrisponde al 14% di tutti gli occupati coperti dalla previdenza sociale. Durante la crisi finanziaria il valore massimo era di 1,44 milioni di dipendenti in maggio del 2009. Dei 4,6 milioni di dipendenti in cassa integrazione in agosto 1,9 milioni erano occupati nell’industria, ovvero il 27% di tutti gli occupati nell’industria.

Visto che ci saranno comunque lavoratrici e lavoratori che perderanno il loro lavoro, fra gli ammortizzatori sociali esiste anche una forma di cassa integrazione che ha la funzione di facilitare il passaggio a un nuovo datore di lavoro o a un’attività autonoma. In questo caso il sussidio dall’Agenzia federale per l’impiego viene erogato per un massimo di dodici mesi ed è pari al 60% della retribuzione netta. In caso ci siano figli a carico, l’aliquota è maggiorata al 67%.

Il rinnovo del contratto collettivo dei metalmeccanici

Anche se il governo tedesco sta intervenendo per potenziare la cassa integrazione non è detto che queste misure siano sufficienti per evitare un aumento della disoccupazione a medio termine. Una ripresa veloce sembra improbabile. Gli economisti, infatti, prevedono un ritorno ai livelli precrisi non prima del 2022/2023. Anche il prolungamento della cassa integrazione guadagni a 24 mesi potrebbe non essere sufficiente per evitare dei licenziamenti su vasta scala.

Per questo motivo l’IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici, sta puntando anche sullo strumento della riduzione dell’orario di lavoro. In vista del rinnovo del contratto collettivo dei metalmeccanici, il segretario generale dell’IG Metall, Jörg Hofmann, ha infatti già proposto l’introduzione della settimana di quattro giorni

La trattativa per il nuovo contratto collettivo per i circa 4 milioni di metalmeccanici partirà all’inizio del 2021. Questo implica che il comitato direttivo dell’IG Metall in ottobre del 2020 esprimerà delle raccomandazioni per la piattaforma. Dopo è prevista per un periodo di quattro settimane una discussione con la base del sindacato che dovrebbe portare alla presentazione della piattaforma definitiva il 17 novembre. 

Di fronte alle sfide riguardanti la crisi congiunturale ed i cambiamenti strutturali la riduzione dell’orario di lavoro potrebbe stare al centro delle richieste sindacali.

La proposta della settimana lavorativa di quattro giorni

In questo clima di forte incertezza provocato dalla pandemia, secondo Hofmann, la settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe salvare i posti di lavoro minacciati dalla crisi e dai processi di trasformazione. Lavorando di meno si possono condividere quei lavori che tendono a ridursi. La settimana lavorativa di quattro giorni potrebbe quindi rappresentare un rimedio per mantenere i livelli occupazionali durante e dopo l’emergenza Coronavirus. Per le aziende ci sarebbe il vantaggio di non perdere l’alto livello di specializzazione dei lavoratori. Altrimenti, visto l’andamento demografico, potrebbe diventare molto difficile trovare il personale specializzato necessario una volta che la produzione sarà tornata a pieno regime. Inoltre, rinunciando ai licenziamenti, le aziende risparmierebbero anche i soldi per costosi piani sociali.

Hofmann ha comunque aggiunto che ci vuole anche “una certa compensazione dei salari affinché i lavoratori possano permetterselo”. Almeno una parziale compensazione salariale è considerata fondamentale per evitare una significativa perdita del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. La settimana lavorativa di quattro giorni avrebbe inoltre il vantaggio di portare anche alle operaie e agli operai dei miglioramenti per quanto riguarda la conciliazione fra lavoro e famiglia.

Secondo l’IG Metall la riduzione dell’orario di lavoro dovrebbe essere inoltre accompagnata da incentivi per favorire processi di qualificazione professionale. L’uso del tempo libero per corsi di aggiornamento aiuterebbero i lavoratori per poter meglio affrontare i processi di trasformazione.

In vista del rinnovo del contratto collettivo anche il segretario generale dell’IG Metall della Baviera, Johann Horn, è convinto che la settimana lavorativa di quattro giorni possa rappresentare uno strumento importante per gestire il cambiamento strutturale dovuto sia ai processi di digitalizzazione, sia ai processi di trasformazione in seguito al cambiamento climatico. Secondo Horn, questi cambiamenti strutturali necessitano di posti di lavoro sicuri. Visto che nei processi di trasformazione ci sta un enorme potenziale per l’aumento della produttività, Horn ritiene anche giustificata la richiesta rivolta alle imprese di un loro contributo in forma di una certa compensazione salariale.

Pare che la proposta di una settimana lavorativa di quattro giorni sia sostenuta anche dalla maggioranza della popolazione tedesca. Secondo quanto rivela un sondaggio della società Yougov il 60% dei tedeschi sarebbe a favore della proposta dell’IG Metall.

I primi casi aziendali

A livello aziendale ci sono già i primi casi in cui l’IG Metall è riuscita a imporre le sue richieste di riduzione dell’orario di lavoro. Secondo il sindacato tante aziende tendono a reagire all’emergenza Coronavirus in modo unidimensionale minacciando tagli occupazionali. A volte usano la crisi legata al Coronavirus anche come pretesto per realizzare tagli occupazionali o delocalizzazioni che avevano progettato già prima dell’emergenza per ridurre il costo del lavoro. La difesa dell’occupazione, anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro, diventa quindi in questa fase il primo obiettivo del sindacato dei metalmeccanici.

La Daimler che inizialmente aveva dichiarato di voler ridurre i costi fissi di 1,4 miliardi di Euro entro il 2022 a metà luglio ha annunciato tagli ancora più drastici che prevedevano anche licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. L’IG Metall si è opposta fin dall’inizio a questo scenario facendo presente che esiste un accordo aziendale che prevede garanzie occupazionali fino al 2030. Nelle trattative con l’azienda l’IG Metall e il consiglio di fabbrica alla fine sono riusciti ad ottenere la conferma della validità delle garanzie occupazionali. In compenso è stata concordata una riduzione dell’orario di lavoro di due ore settimanali per un anno senza compensazione salariale. Questa riduzione dell’orario di lavoro del 5,71% che partirà da ottobre riguarda l’amministrazione e l’area di ricerca e sviluppo. Inoltre l’aumento contrattuale aggiuntivo di 400 € fissato dal contratto collettivo di categoria del 2018 sarà trasformato in giornate di ferie. L’accordo prevede inoltre un programma di qualificazione per le lavoratrici e i lavoratori in modo da sviluppare le necessarie competenze per poter affrontare i cambiamenti nel lavoro legati ai processi di trasformazione.

Anche alla Bosch sono stati esclusi licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Dopo diverse mobilitazioni l’IG Metall e il consiglio di fabbrica hanno ottenuto, che l’impatto dell’emergenza coronavirus sarà gestito attraverso la cassa integrazione guadagni e la riduzione dell’orario di lavoro settimanale. Nell’amministrazione e nelle aree di distribuzione e di ricerca e sviluppo l’orario di lavoro settimanale sarà ridotto in modo differenziato. Per i dipendenti con contratti che prevedono un orario di lavoro settimanale fino a 35 ore è prevista una riduzione dell’orario di lavoro dell’8,57% con una parziale compensazione salariale attraverso l’incremento della tredicesima.  Per i dipendenti che hanno invece contratti che prevedono un orario di lavoro settimanale superiore alle 35 ore è prevista una riduzione dell’orario di lavoro del 10% senza compensazione salariale. Queste norme valgono intanto per 35.000 lavoratrici e lavoratori nell’area di Stoccarda. Le trattative per i dipendenti degli altri stabilimenti tedeschi sono ancora in corso.

Nella produzione la Bosch applicherà intanto fino alla fine dell’anno la cassa integrazione guadagni. Dei 130.000 dipendenti in Germania circa un terzo si è trovato a metà luglio in cassa integrazione. Con l’IG Metall è stato concordato che l’azienda provvede ad un’integrazione attraverso la quale le lavoratrici e i lavoratori raggiungeranno dall’80,5% al 95,5% del loro salario netto.

Un altro accordo è stato firmato alla ZF Friedrichshafen che in Germania ha circa 50.000 di dipendenti. Anche in questo caso sono stati esclusi licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e chiusure di stabilimenti. Questi risultati ottenuti dall’IG Metall e dal consiglio di fabbrica valgono fino alla fine del 2022. Con l’accordo periodi di mancanza di commesse possono essere gestiti attraverso la cassa integrazione guadagni e la riduzione dell’orario di lavoro settimanale. Per l’azienda questo accordo garantisce una più elevata flessibilità per quanto riguarda la gestione dell’organico. La ZF garantisce anche che tutti gli apprendisti saranno confermati alla fine del loro apprendistato. Inoltre il volume dei posti di apprendistato viene mantenuto ai livelli attuali. Le lavoratrici e i lavoratori nel 2020 rinunciano invece all’aumento contrattuale aggiuntivo di 400 € fissato dal contratto collettivo di categoria del 2018.

Per quanto riguarda invece l’applicazione della cassa integrazione guadagni l’azienda pagherà l’integrazione prevista dal contratto collettivo firmato nel Baden-Württemberg attraverso la quale le lavoratrici e i lavoratori arrivano al 90% della retribuzione netta. Per garantire le stesse condizioni per tutti i dipendenti del gruppo questa integrazione è prevista anche negli stabilimenti che si trovano in altre regioni della Germania. L’uso della cassa integrazione prevede anche la possibilità di processi di qualificazione per le lavoratrici e i lavoratori.

Quando i termini per il ricorso alla cassa integrazione saranno scaduti ci sarà comunque la possibilità di applicare il contratto collettivo regionale “Orario ridotto, qualificazione e occupazione”, il quale prevede la possibilità di una riduzione dell’orario di lavoro fino al 20% e una compensazione salariale parziale.

Per rispondere alla mancanza di commesse sono, comunque, anche previste delle uscite volontarie e incentivate attraverso il pagamento di liquidazioni. Un altro strumento per ridurre l’organico consiste nell’anticipo della pensione collegata a prestazioni lavorative part-time.

L’accordo prevede inoltre che entro il 2022 vengano sviluppate delle visioni per il futuro per ogni singolo sito. Si tratterebbe, quindi, di avanzare delle ipotesi di sviluppo per i rispettivi siti identificando prodotti, investimenti e processi di qualificazione che possano garantire l’occupazione anche dopo il 2022. Questo esercizio di costruzione di scenari sarà svolto da comitati bilaterali a livello dei rispettivi stabilimenti composti da rappresentanti del management e del consiglio di fabbrica.  Questo processo dovrebbe anche avere la funzione di sostenere e promuovere i processi di trasformazione del gruppo. In caso di conflitti decide un coordinamento bilaterale a livello di gruppo composto da membri del consiglio di fabbrica e del management. Il coordinamento discute di progetti di ristrutturazione e di investimenti a livello di gruppo e dovrebbe garantire che la saturazione della capacità produttiva di un sito non vada a scapito di un altro sito. Secondo Achim Dietrich, il presidente del consiglio di fabbrica, “questa trasparenza è fondamentale per poter distribuire prodotti e compiti all’interno del gruppo in modo solidale”.

Secondo l’IG Metall questi accordi aziendali sono anche nell’interesse delle imprese stesse, che in questo modo possono conservare le professionalità degli addetti ed evitare i costi legati ai licenziamenti.

L’IG Metall considera questi accordi aziendali un punto di riferimento anche per le altre aziende come per esempio per la Continental e l’Airbus dove le trattative sono ancora in corso. Dal punto di vista sindacale questi accordi hanno anche la funzione di evitare una gestione unilaterale degli effetti della crisi congiunturale e, quindi, di prevenire il rischio di una competizione verso il basso attraverso lo smantellamento di standard sociali.

 Allo stesso tempo gli accordi firmati alla Daimler, alla Bosch e alla ZF contengono anche delle indicazioni chiare per le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di categoria che partiranno all’inizio del 2021. Anche in questo caso le richieste di riduzione dell’orario di lavoro e di percorsi di qualificazione per difendere i livelli occupazionali staranno al centro della strategia sindacale.

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