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CAE Altran tra dimensione transnazionale e nazionale

Intervista a Gilles Pansu, Segretario del Cae Altran

di Mario Adinolfi, rappresentante italiano Cae Altran e Filcams Cgil

Potresti presentarti e dirci qualcosa di te, da quanto tempo lavori in Altran e qual è il tuo ruolo in azienda e nel sindacato francese?

Ho lavorato da Altran per quasi 20 anni nella gestione di progetti internet tanto nel settore industriale (automobile) quanto nel settore universitario e culturale. Da quasi 15 anni, ho fatto parte di diversi comitati aziendali e ho assunto il ruolo di delegato sindacale per la CFDT da Altran. Nel 2016, rappresentanti sindacali del Belgio, della Francia (tramite il mio sindacato) e dell’Italia, hanno richiesto la creazione di un comitato aziendale europeo per rappresentare gli interessi dei lavoratori dei paesi europei che fanno capo al gruppo Altran. Mi sono lanciato in questa avventura con l’idea di condividere con colleghi di altri paesi le preoccupazioni comune ma anche le differenze che caratterizzano ogni paese.

Potresti raccontarci il tuo punto di vista sul Comitato Aziendale Europeo e se ci sono, quali potrebbero essere gli strumenti che offre per tutelare e garantire i diritti dei lavoratori?

Il CAE ha iniziato alla fine del 2018 dopo una negoziazione di quasi 3 anni per raggiungere l’accordo costitutivo del CAE con la direzione del gruppo. Il CAE ha il diritto di essere consultato sui progetti che coinvolgono al meno due paesi dove il gruppo è presente. La direttiva europea che regge i CAE dà una voce ai rappresentanti dei lavoratori a livello europeo che possono dare un’opinione su decisioni che hanno un impatto sui posti di lavoro e condizioni lavorative, ma ci vogliono strumenti di monitoraggio della strategia e delle decisioni dell’impresa, un po’ sul modello della codeterminazione tedesca. Ma per questo servirebbe un’evoluzione del diritto del lavoro nei paesi che stanno più indietro nel senso di coinvolgere i sindacati e comitati aziendali per raggiungere o andare oltre il sistema tedesco.

Stiamo vivendo una crisi mondiale, secondo te quale ruolo può avere il Comitato Aziendale Europeo sul fronte Covid-19 e per gestire le possibili conseguenze (sia di salute e sicurezza che economiche) sui lavoratori?

Per poter agire in questa situazione eccezionale del Covid-19, la difficoltà è di individuare decisioni al livello europeo che hanno un impatto sui posti e condizioni di lavoro. Cominciamo a vedere conseguenze concrete della pandemia sui lavoratori in diversi paesi: nel settore aeronautico, in Germania sono in negoziazioni con i comitati aziendali piani di licenziamenti collettivi, in Francia i sindacati stanno negoziando le condizioni di trasferimento dei consulenti specializzati nell’aeronautica in una nuova struttura con lo scopo di limitare le perdite in questo settore sinistrato. Il CAE deve poter informare i lavoratori a livello europeo sulle opzioni scelte dal management locale per limitare le conseguenze della crisi sull’occupazione e sulle finanze di Altran in ogni paese. Il CAE attraverso i suoi rappresentanti può esprimere il suo giudizio sulle scelte fatte e ottenere un feedback dai lavoratori sulla rilevanza delle soluzioni proposte dalla direzione.

In Italia i lavoratori si chiedono cosa succederà il prossimo anno con l’acquisizione di Altran da parte di Capgemini. Cosa ci puoi dire su questo tema e cosa può fare il CAE?

Il CAE ha richiesto l’apertura di un processo di informazione e consultazione per analizzare le conseguenze del piano d’integrazione di Altran in Capgemini con l’aiuto di un esperto. La prima fase che comincia adesso è l’analisi del contesto economico e sociale, la struttura e l’organizzazione del gruppo Capgemini. Poi a fine settembre il CAE sarà informato del modello di integrazione deciso dal CEO di Capgemini. Il comitato dovrà ottenere le risposte a tutte le domande relative all’applicazione di questo modello per potere dare la sua opinione.
Questo processo di consultazione continuerà con l’implementazione del modello in ogni paese e potrà richiedere di nuovo l’opinione del comitato.

Puoi fare un bilancio di questi primi anni del CAE e del tuo ruolo di Segretario?

Negoziare un accordo per sistemare un comitato aziendale europeo è stato un’esperienza ricca, che ha permesso di iniziare i lavori del comitato in uno spirito di collaborazione per raggiungere consensi. In quanto segretario, ho imparato a svolgere un ruolo vario, quello di essere la voce del comitato di fronte alla direzione del gruppo, di essere a volte l’arbitro nei dibattiti tra i membri, di gestire la redazione, le traduzioni, la documentazione, l’agenda del comitato, i rapporti con l’esperto sindacale che ci consiglia, e con i colleghi del comitato aziendale a livello nazionale.
In poco più di un anno di esistenza, il CAE è stato consultato sulle conseguenze di un maggiore cyber-attaco che ha colpito i sistemi informatici del gruppo, sul progetto di un’offerta pubblica di Capgemini per acquisire Altran, contemporaneamente alle conseguenze della pandemia sul lavoro di centinaia di consulenti del gruppo. Non ci aspettavamo che l’esistenza del CAE di Altran si sarebbe ridotta, dovuto al fatto che l’anno prossimo verrà creato un nuovo CAE nell’ambito della nuova struttura. Ma posso dire che in due anni e mezzo, il comitato avrà dovuto gestire una serie di eventi eccezionali che non lasceranno molto respiro ai suoi membri!

Un’ultima domanda, quale pensiero ti viene in mente per legare queste parole:  LAVORO, EUROPA, SINDACATO ?

L’Europa rimane ancora una nozione lontana dalle preoccupazioni di molti lavoratori e anche nei rappresentanti sindacali. Anche se ci sono direttive europee che proteggono i lavoratori europei in alcuni settori, non c’è il sentimento diffuso nella popolazione che la tutela dei diritti viene sviluppata a livello europeo, mentre sappiamo tutti che nel mondo globalizzato che viviamo, un paese solo non è in grado di svolgere una politica sociale che regoli una distribuzione dei redditi delle imprese più favorevole ai lavoratori che agli azionisti.

Più di 10 anni fa, nel 2009 la Confederazione europea dei sindacati commentava la direttiva europea sui CAE:

“Consentire ai CAE di svolgere appieno il loro ruolo in questi tempi di crisi caratterizzati da crescenti licenziamenti è la risposta giusta. I lavoratori hanno bisogno di informazioni efficaci e di diritti di consultazione che consentano loro di esprimere il proprio punto di vista sull’anticipazione e la gestione del cambiamento strutturale in modo socialmente accettabile e sostenibile. Oltre a un migliore riconoscimento dei sindacati, la CES accoglie con favore in particolare la migliore definizione dei diritti di informazione e consultazione in un contesto transnazionale, rafforzando così un autentico dialogo transnazionale tra lavoratori e management”.

Direi che c’è ancora molta strada da fare prima che questo dialogo transnazionale diventi una realtà tangibile per i lavoratori.


intervista apparsa anche sul sito dei Lavoratori Altran

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