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Accordi nazionali e globali nel settore dell’abbigliamento: a quando?

Abbiamo bisogno di garanzie per il futuro del settore

Víctor Garrido Sotomayor, Segretario per le Attività Sindacali Internazionali presso CCOO-Industria, Coordinatore di IndustriALL Global Union per l’Accordo Quadro Globale con Inditex, Coordinatore dell’Accordo Bilaterale con Mango

(traduzione di Federico Tani)

Madrid, 14 aprile, 2020

A causa della tremenda situazione sociale ed economica che stiamo vivendo, dovuta alla crisi sanitaria causata dalla pandemia di COVID-19, ci stiamo dirigendo verso una profonda crisi globale che potrebbe avere effetti devastanti sul settore dell’abbigliamento. Siamo obbligati ad affrontarla con una risposta congiunta da parte di tutti i gruppi di interesse che hanno responsabilità nel settore dell’industria della moda, per contribuire alla sua continuità e al suo futuro.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la crisi globale causata dal COVID-19 potrebbe comportare la perdita di circa 200 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, compresi quelli dell’economia sommersa. Di conseguenza, il futuro di molti settori dipenderà dall’evoluzione della pandemia e dalle misure correttive adottate per superarla. Non solo con misure politiche ed economiche – su larga scala e integrate da parte dei rispettivi Governi – nei Paesi sviluppati, dove sono presenti le società controllanti dei marchi e delle multinazionali, ma anche nei Paesi dove si trovano le loro filiere. E anche misure sovranazionali, sia a livello regionale (come sta avvenendo nell’Unione Europea) che globale.

Siamo direttamente coinvolti come attori principali del settore, ovvero le imprese multinazionali insieme alle organizzazioni sindacali globali e a quelle dei Paesi in cui si trovano i principali marchi, nonché i Paesi in cui si trovano le loro filiere e le loro organizzazioni sindacali locali. E con loro, le imprese nazionali e sovranazionali e le istituzioni governative.

A tal fine, il sindacato CCOO-Industria chiede la promozione di accordi di ampio respiro nel settore dell’industria della moda, necessari per garantirne il futuro.

Nel nostro caso, abbiamo chiesto ai principali marchi internazionali della moda spagnola di agire, a fronte di questa pandemia, in modo socialmente responsabile, e di coordinare i nostri sforzi per garantire la sostenibilità delle filiere con una serie di proposte a tutti i livelli.

In CCOO-Industria, crediamo che sia i progetti nazionali che quelli globali siano necessari per affrontare questa crisi nelle strutture industriali e commerciali nazionali e globali. A tal fine, proponiamo il coinvolgimento diretto, con le relative iniziative e accordi, dei seguenti soggetti:

  1. I principali marchi multinazionali spagnoli del settore, che riteniamo debbano impegnarsi a fornire il necessario supporto a tutti i fornitori delle loro filiere e a promuovere il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori.
  2. Strutture sindacali sovranazionali, globali ed europee (IndustriALL Global Union e IndustriALL Europe), che hanno una particolare responsabilità in questa situazione, così come i sindacati locali in tali filiere.
  3. Governi e associazioni datoriali nei paesi delle società controllanti delle multinazionali, nonché nei paesi in cui si estendono le loro filiere.
  4. Istituzioni amministrative ed economiche globali, dall’ONU al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

Riteniamo che sia necessario attuare le seguenti misure, entro le corrispondenti scadenze, richieste per la loro efficacia: 

a) Misure di salute e sicurezza da parte delle aziende per i lavoratori di tutti i fornitori lungo la loro filiera produttiva.

b) Pratiche di acquisto responsabili, garantendo che nessun ordine venga annullato, assumendosi la responsabilità dei capi confezionati e impegnandosi in discussioni responsabili in merito a futuri ordini in relazione all’attuale modello di consumo.

c) Non applicazione le clausole di emergenza che possono essere incluse nei contratti, che possono essere utilizzate per bloccare gli ordini in corso o come pretesto per non pagare i prodotti fabbricati.

d) Stabilire garanzie di retribuzione per i lavoratori che hanno dovuto interrompere il lavoro durante questo periodo, a causa delle ripercussioni della pandemia sull’attività industriale. A tal fine, abbiamo un utile riferimento nelle garanzie salariali stabilite nell’Accordo di sicurezza del Bangladesh, nel caso di lavoratori che sono senza lavoro a causa di ristrutturazioni di fabbrica.

e) Garantire la completa disponibilità a riprendere la produzione, includendo i dipendenti che hanno lavorato nella loro catena di fornitura prima di questa situazione eccezionale, facilitando a tal fine il lavoro delle diverse organizzazioni sindacali che vi operano.

f) Promuovere accordi nazionali, sovranazionali e globali per fornire finanziamenti adeguati a tali misure, con l’appropriato contributo di fondi straordinari.

g) Misure di dialogo sociale per promuovere queste proposte tra tutti i gruppi d’interesse. A tal fine è necessario disporre di informazioni aggiornate sulla situazione attuale di ciascuna filiera a seconda del Paese, in relazione alle chiusure aziendali e alle misure adottate, sia generali che particolari nelle rispettive unità delle filiere indicate.

I sindacati spagnoli, e CCOO-Industria in particolare, ritengono che siano necessarie misure generiche anche per i dipendenti che lavorano nelle aziende del settore della moda nel nostro Paese, e non solo nelle multinazionali.

Sono state attuate le seguenti misure: 

a) Garanzie per la salute e la sicurezza, attraverso protocolli di sicurezza sul lavoro.

b) Sospensione dei licenziamenti durante l’emergenza, tramite accordi di sospensione temporanea del contratto (ERTE), così come nella ripresa delle procedure per le indennità di disoccupazione che consentono una flessibilità giustificata e concordata.

c) Riorganizzazione degli orari di lavoro, sfruttando i turni, per ridurre al minimo l’impatto della pandemia sul posto di lavoro.

d) Riorganizzazione delle attività, per indirizzarle verso la produzione di materiale medico-sanitario (40% del settore).

e) Altre misure speciali per i lavoratori: 

1. Dal 30 marzo al 9 aprile: 

  • a. I permessi retribuiti per diminuire ancora più drasticamente i movimenti legati a motivi di lavoro in settori non considerati essenziali (con accordi tra lavoratori e datori di lavoro, da recuperare entro il 31 dicembre), 
  • b. Nessun lavoratore può essere licenziato.

2. Indennità di disoccupazione per i lavoratori a lungo termine il cui contratto è scaduto.  

f) Per le aziende, possibilità di bloccare le tasse e i salari di restituzione del credito, ecc. La generalizzazione delle misure in questo senso può e deve contribuire a raggiungere un accordo globale di ampio respiro, insieme a particolari accordi nei diversi campi, che contribuiranno così al futuro del settore dell’abbigliamento. Questo è il momento di adottare decisioni coraggiose, di fornire leadership e trasparenza in questo processo. È il momento di condividere le responsabilità, di valorizzare il dialogo sociale, con l’impegno di lavorare insieme per trovare soluzioni sostenibili. Questa sarà la maggiore e migliore garanzia di un futuro per i lavoratori del settore e per il suo contributo allo sviluppo della nostra società.

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