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La formazione dei componenti CAE di fronte al Covid-19: proposte, soluzioni e interrogativi

Bruno Demaître, ETUI Education Officer intervistato da Gabriele Guglielmi, Coordinatore Politiche Internazionali della Filcams Cgil nazionale

Qual è la tua esperienza con la formazione CAE?

Dal 2007 sono responsabile dell’organizzazione di corsi per compenenti CAE dell’ETUI (Istituto Sindacale Europeo). Precedentemente, ho ricoperto il ruolo di presidente del CAE dell’azienda del settore finanziario presso la quale lavoravo. L’ETUI ha offerto corsi di formazione per i CAE fin dai primi anni ’90, a seguito della pubblicazione della prima Direttiva. Visto che il numero di CAE aumentava, è cresciuta gradualmente anche la richiesta di formazione. Il diritto alla formazione è stato poi incluso nella revisione della Direttiva, nel 2009, e ciò ha dato un’ulteriore spinta. Oggi, il team di formatori ETUI che si occupano di CAE è rappresentato da due risorse a tempo pieno, due assistenti amministrative e da una rete esterna di una quindicina di formatori specializzati. Assieme soddisfiamo circa 50 richieste all’anno, organizziamo mediamente 5 seminari “aperti” (ovvero, corsi tematici per componenti CAE di diverse aziende e settori) ed assistiamo le Federazioni sindacali, sia europee che nazionali, nelle loro iniziative. Dal 2017 abbiamo anche cominciato ad offrire il corso online “CAE – Le regole del gioco”, con all’attivo sette edizioni in inglese ed una in francese, per un totale di oltre 900 partecipanti.

Purtroppo, nonostante il diritto legale alla formazione, nella pratica c’è ancora molto da fare. La grande inchiesta condotta dall’ETUI nel 2018 sul funzionamento dei CAE e delle SE ha mostrato che almeno il 40% dei componenti CAE non ha beneficiato di alcuna formazione nel corso dei tre anni precedenti. In certi casi, la formazione si era limitata a corsi di inglese o a presentazioni svolte solo da parte aziendale. Per coloro i quali hanno partecipato a delle vere formazioni, si va da una mezza giornata a cinque giorni all’anno per componenti e sostituti. Mediamente, l’ETUI offre corsi di 1 giorno e mezzo.  

Gran parte delle richieste che riceviamo riguardano aspetti base, come comprendere il contesto legale, esplorarne le potenzialità, definire le regole interne o definire come l’informazione e la consultazione dovrebbero svolgersi. Con i CAE più esperti possiamo invece approfondire tematiche avanzate. L’ analisi finanziaria è un soggetto che ritorna spesso, ma abbiamo anche lavorato su salute e sicurezza, cooperazione interculturale, gestione di conflitti e responsabilità sociale d’impresa.

In generale, c’è abbastanza entusiasmo ed interesse tra i componenti CAE rispetto alla partecipazione a corsi di formazione. Tuttavia, le aspettative possono variare molto e, a volte, essere contraddittorie. Ad esempio, recentemente abbiamo avuto un Comitato Ristretto che ha richiesto un corso di team building, mirato a ridurre una serie di tensioni all’interno del CAE. Purtroppo, la maggior parte dei partecipanti non riteneva che ce ne fosse il bisogno ed avrebbe preferito un approccio più accademico, con soprattutto presentazioni tecniche; quindi il corso è stato cancellato. Un altro problema ricorrente riguarda l’idea di alcuni partecipanti di utilizzare il corso come strumento per imporre la propria visione personale sull’intero CAE, ignorando la diversità di opinioni che esiste nel Comitato. Personalmente, ritengo che un corso dovrebbe aiutare a scoprire e discutere le diversità, cercare gli elementi comuni con gli altri componenti e sviluppare assieme un vero approccio europeo.

Le Federazioni sindacali europee hanno pubblicato recentemente delle raccomandazioni legate al Covid-19: puoi illustrarle e commentarle?

In questo periodo i CAE stanno affrontando una serie di sfide. Ovviamente, è impossibile organizzare delle riunioni fisiche, ma, allo stesso tempo, c’è bisogno di più consultazione. Ci sono delle questioni relative al funzionamento dei CAE stessi, ma l’impatto più significativo della pandemia è quello sull’azienda e sui lavoratori. In certi settori, la produzione e le vendite sono cessate pressoché completamente o ridotte significativamente (ad esempio, turismo ed ospitalità). In altri settori, produzione e servizi possono continuare, ma l’organizzazione del lavoro deve essere rivista per assicurare il distanziamento sociale e/o introdurre o estendere lo smart working. Senza parlare delle situazioni più complesse, come gli ospedali e le case di cura. Qualsiasi sia l’ambito, l’informazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori ad ogni livello, inclusi i CAE, sono cruciali. Le raccomandazioni delle Federazioni sindacali europee mirano proprio ad offrire delle linee guide ai componenti CAE su come salvaguardare i propri diritti in queste condizioni eccezionali.

Il documento comprende sette raccomandazioni molto concrete. La prima riguarda l’organizzazione delle normali riunioni. In certi casi, il management potrebbe cercare di semplicemente annullare quanto pianificato, ma le misure attuali non possono essere usate come scusa per non organizzare alcuna riunione nel corso dell’intero anno. Né possono essere un pretesto per introdurre la videoconferenza come un’alternativa permanente agli incontri di persona. Per questo, il management dovrebbe garantire che le riunioni regolari vengano organizzate non appena la fase di crisi sarà superata. Lo stesso vale per la formazione.

Cinque delle raccomandazioni riguardano la gestione della situazione Covid19. Devono essere organizzati uno o più incontri straordinari, a distanza, per discutere dell’impatto sull’azienda e sui suoi lavoratori. Una condizione importante, comunque, è che si definiscano delle regole ad hoc per fare in modo che la videoconferenza sia l’eccezione e non la regola. E’ anche importante assicurarsi che le videoconferenze possano svolgersi in condizioni ottimali, compreso l’accesso agli strumenti adeguati ed il supporto degli interpreti. Fino a quando persiste la crisi, il management dovrebbe fornire aggiornamenti scritti e periodici, i componenti CAE dovrebbero condividere sistematicamente informazioni sulle misure adottate localmente, e il dialogo sociale e la contrattazione collettiva dovrebbero rimanere protagonisti nelle modalità con cui l’azienda affronta queste circostanze inedite. Non appena l’emergenza sanitaria sarà superata, si deve organizzare un incontro fisico dedicato a discutere le future conseguenze sociali ed economiche.

Infine, la sesta raccomandazione ripropone quello che è da sempre buona norma: tenersi regolarmente in contatto con la propria Federazione sindacale europea. Questa può fornire ai CAE informazioni su cosa sta succedendo in altre aziende e su quali sono le misure specifiche adottate, per settore e per Paese. Quando il management non offre ai lavoratori la stessa protezione, usa la crisi come scusa per decidere licenziamenti collettivi o rifiuta il confronto, le Federazioni sindacali europee possono assicurare un approccio coordinato in tutti i Paesi dove l’azienda opera. E’ anche un ottimo modo per condividere buone pratiche.

Complessivamente, le raccomandazioni offrono una guida per i rappresentanti europei dei lavoratori in questo difficile periodo. C’è un rischio concreto che l’attuale crisi accresca le differenze tra i CAE in cui le cose vanno relativamente bene e quelli in cui l’azienda non è interessata a portare avanti un dialogo di qualità. I rappresentanti dei lavoratori non devono cedere alla possibilità di indebolire i propri diritti a causa della pandemia. Al contrario, è proprio in momenti di crisi che bisogna fare pieno uso dei propri diritti e spingere più in là i limiti della solidarietà internazionale. Mentre siamo chiusi in casa e, comprensibilmente, la nostra preoccupazione maggiore è per chi ci circonda, non dobbiamo perdere di vista quello che sta succedendo altrove e dobbiamo usare tutte le risorse a disposizione per assicurare i diritti e la tutela dei lavoratori, ovunque essi siano. Sono convinto che le raccomandazioni delle Federazioni sindacali europee aiuteranno non solo i componenti CAE a sviluppare le loro strategie, ma possono anche rappresentare un richiamo per tutti coloro i quali, in questi momenti difficili, sono concentrati unicamente sulle questioni locali.

Attualmente, gli incontri CAE possono svolgersi solo online: come funziona e quali possono essere le conseguenze per il futuro?

Come ben descritto nelle raccomandazioni delle Federazioni sindacali europee, le riunioni online devono essere considerate un’eccezione e necessitano di regole specifiche. Questo perché le riunioni fisiche non possono essere semplicemente rimpiazzate da videoconferenze. Certo, le soluzioni online sono più economiche, sono più flessibili e richiedono meno tempo. Ma ci sono anche degli aspetti negativi. Il livello di interazione sara’ sempre di gran lunga inferiore. Non si può rimanere concentrati per ore davanti ad uno schermo. Una connessione debole o strumenti inadeguati possono disturbare molto l’incontro. Come assicurare l’interpretazione in simultanea in tutte le lingue necessarie? Nessuno spazio o tempo per scambi informali. E la lista è ancora molta lunga.

Tuttavia, in condizioni eccezionali come quella attuale, le videoconferenze offrono la possibilità di organizzare un certo dialogo e mantenere i CAE vivi. Devono comunque rispettare una serie di importanti criteri. L’ ordine del giorno della riunione deve essere piuttosto limitato e focalizzato, soprattutto sulla crisi legata al Covid19 e su come l’azienda la sta gestendo. Il management deve assicurare che tutti i componenti abbiano a disposizione degli strumenti di buona qualità (computer, microfono, video camera e connessione internet) e scegliere una tecnologia adeguata. Inoltre, le videoconferenze devono svolgersi nelle stesse condizioni di una riunione normale, ovvero dando tempo ai lavoratori di prepararsi e dare seguito all’incontro, con il sostegno di interpreti professionali e la partecipazione di esperti.

Questo richiederà molta disciplina, sia per i lavoratori che per l’azienda. Gli incontri online richiedono molte cose che non sono necessariamente ovvie. Ad esempio, il diverso fuso orario del luogo di residenza dei partecipanti deve essere preso in considerazione quando si definiscono gli orari di inizio e di fine. Tutti devono ricevere istruzioni adeguate su come usare la tecnologia prevista. Il software scelto deve funzionare su tutti i dispositivi. Ma se tutto è ben organizzato e si scelgono delle soluzioni di qualità, chiunque si abituerà rapidamente. Ci potrebbe essere la tentazione di ridurre il numero dei partecipanti, ad esempio con un incontro del solo Comitato Ristretto. Questa può certo essere una soluzione per semplificare le cose, ma deve rimanere sempre una scelta dei rappresentanti dei lavoratori stessi chi debba partecipare. Piuttosto, se nessuno ha bisogno di viaggiare o di pernottare all’estero per un periodo lungo, questa può diventare una buona occasione per includere nella riunione non solo i componenti ma anche i loro sostituti.

Nel lungo termine, quando le videoconferenze diventeranno una cosa normale, potrebbe succedere che saranno utilizzate ancora più spesso. Di nuovo: dobbiamo fare in modo che non sostituiscano completamente gli incontri fisici e che possano consentire una comunicazione più frequente. La condizione più importante è che sia lo stesso CAE a poter decidere come e quando usare le videoconferenze.

Stai programmando corsi online per i CAE?

Certo! Il corso “CAE – Le regole del gioco” continuerà ad essere offerto regolarmente in inglese ed in francese, e presto sarà disponibile in italiano, spagnolo ed anche in tedesco. L’offerta di corsi online dell’ETUI comprende anche altre formazioni che possono interessare i componenti CAE, come “Inglese per sindacalisti” e “La UE per sindacalisti”. Poi in cantiere c’è dell’altro. Nel breve termine stiamo pensando a dei webinar su una selezione di argomenti, come la riservatezza, i sistemi di rappresentanza nei vari Paesi e come preparare la creazione di un CAE. Nel lungo termine, questi webinar potrebbero diventare la base per percorsi formativi più lunghi. Infine, per sostenere i sindacalisti stiamo valutando la possibilità di sviluppare una “Master class per coordinatori CAE” in cooperazione con le Federazioni sindacali europee. Per i gruppi aziendali, offriamo sistematicamente dei corsi online come alternativa alle attività presenziali, e questo fino alla fine dell’attuale periodo di crisi. La metodologia ed il contenuto sono adattati al contesto ed il sostegno è assicurato dallo stesso team tecnico che si occupa del corso “CAE – Le regole del gioco”.

Come spesso succede, un periodo di crisi non provoca solo grandi difficoltà, ma ci spinge anche a cercare soluzioni nuove e creative. Di sicuro è un momento di sfide!

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