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Ungheria e Covid-19: impatto sul turismo

Lajos Böröcz, Hungarian Hospitality Employers’ Association Secretary General

Situazione generale sanitaria e le misure prese

Fino al 4 Aprile abbiamo registrato ufficialmente 678 persone con l’infezione e 32 sono i decessi. Il numero dei tamponi realizzati è molto inferiore a quello di altri paesi, quindi i contagiati possono essere molto più numerosi.

L’Ungheria ha cominciato a registrare i primi casi di Coronavirus un mese dopo l’Italia, perciò anche le misure di contenimento sono cominciate più tardi. Secondo gli esperti attualmente siamo ancora nella fase di infezione di gruppi separati. Lo scopo delle autorità è di tenere la curva di crescita molto piatta in attesa della discesa. L’11 marzo abbiamo dichiarato la situazione di emergenza e abbiamo chiuso le università. Il 13 marzo il Governo ha annunciato la chiusura delle scuole dal 16 marzo. Il 16 marzo sono state anche chiuse le frontiere, ed è entrata in vigore la chiusura dei cinema, luoghi di intrattenimento e i bar, ristoranti negozi (a parte gli alimentari, farmacie, etc.) dalle 3 del pomeriggio. Dal 28 marzo fino al 11 aprile abbiamo introdotto la restrizione di movimento di tutti: solo chi deve andare a  lavorare o garantire necessità speciali può lasciare la propria casa. Come conseguenza l’home-working è diventato generale. Gli over 65 possono uscire e fare acquisti solo tra le 9 e le 12 del mattino.

Conseguenze per il turismo

Fino al 30 Aprile tutte le crociere fluviali sono state cancellate, Budapest Airport ha avuto 531 passeggeri il giorno 2 Aprile (l’anno scorso ha ricevuto 16 milioni di passeggeri), le prenotazioni per il periodo pasquale sono il 5-10% dell’anno precedente, ma andranno praticamente a zero. Il 28 marzo l’80-90 % dei ristoranti ha chiuso, solo l’home-delivery è stato mantenuto nel 10 % dei ristoranti rimasti aperti. Quasi tutti i 1050 alberghi sono chiusi in mancanza di ospiti. Già 30-40 mila persone sono state licenziate e decine di migliaia di lavoratori sono tornati anche dai ristoranti-alberghi dell’Austria, Germania, Regno Unito, etc. e sono senza lavoro, perché anche loro sono chiusi. Il nostro problema grande è che un disoccupato può ricevere attualmente solo per 3 mesi una retribuzione molto ridotta e non abbiamo il sistema della Cassa Integrazione Guadagni.

Dialogo sociale

Gli avvenimenti hanno prodotto conseguenze catastrofiche nel settore del turismo. Siamo quindi riusciti ad ottenere come primo gruppo certe agevolazioni: la moratoria dei crediti, sospensione dei pagamenti dei contributi sulle retribuzioni degli occupati. Ma la crisi era più profonda, le misure non erano sufficienti, non sono state accettate proposte elaborate dalle parti sociali del settore. Quindi abbiamo continuato la lotta ed abbiamo elaborato ulteriori proposte ed abbiamo perfezionato le prime. Sfortunatamente il Governo intende annunciare le nuove misure solo il 7 Aprile. Nel frattempo molti datori di lavoro sono stati costretti ad ulteriori licenziamenti.

La legge sull’emergenza

Il 23 marzo il Governo ha chiesto al Parlamento “pieni poteri” per poter affrontare la crisi, ma in prima istanza non ha ottenuto i necessari 4/5 dei voti. Il 30 Marzo, tuttavia, sono bastati i 2/3 dei voti, quindi il provvedimento è entrato in vigore. Il problema fondamentale è che lo stesso provvedimento non contiene limiti di tempo per la situazione di emergenza.


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