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Gig economy e relazioni industriali: oltre il food delivery

da Idea Diffusa Sulla Strada dei diritti, di Davide Dazzi, ricercatore Ires Emilia-Romagna e OpenCorporation

Il platform capitalism rappresenta la forma più rappresentativa delle trasformazioni capitalistiche in atto in quanto, contemporaneamente, segna una continuità con le traiettorie pregresse e indica l’affacciarsi sul mercato di una nuova tipologia di impresa. Nell’idea di contrapporre strumenti di relazioni industriali capaci di leggere, interpretare e governare tale fenomeno, la Filcams nazionale ha lanciato un progetto europeo sulla Gig Economy (VS 2019 0040).

Oltre a rilevare la fragilità come tratto di bilancio comune in molte piattaforme on line (ad alti fatturati corrispondono reddittività marginali o negative, OpenCorporation), il report di progetto passa in rassegna le diverse esperienze sindacali maturate in Europa evidenziando tendenze comuni. Due sembrano i punti di maggior rilievo:

  • a fronte della mancanza di una legislazione organica sul sistema delle piattaforme (esperienze legislative esistono solo in Francia e recentemente anche in Italia), la contrattazione collettiva si è mossa nella proposizione di standard di riferimento e nella tutela delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme. Sebbene non abbiano ancora un’ampia diffusione, esistono sperimentazioni contrattuali dedicate ai lavoratori delle piattaforme in diversi paesi (Italia, Spagna, Svezia, Danimarca, Svizzera) uscendo dal blocco giuridico sullo status occupazionale (autonomia o subordinazione) in cui molto spesso la legislazione si incaglia;
  • tutte le organizzazioni sindacali mostrano un certo dinamismo nel cercare di intercettare i lavoratori delle piattaforme ma anche le parti sindacali scontano un dibattito pubblico generale sbilanciato sulle forme di lavoro on line “on location” con visibilità pubblica: il tema del food delivery è principalmente al centro dell’impegno sindacale, quando, in realtà, il cloud work ed il lavoro domestico rappresentano forme più diffuse di lavoro on line e con bisogni ed esigenze non necessariamente coincidenti con quelli del food delivery (es, il rating è spesso percepito come discrimine per selezionare in un mercato del lavoro molto affollato e non solo come strumento di controllo).

Rispetto a quest’ultimo aspetto, una ricerca comparata evidenzia come il lavoro domestico on line superi il più visibile lavoro di consegna (food-delivery) e di taxi driver (Uber) nella maggioranza dei paesi europei. Un report di Eurofound nel 2018, inoltre, propone un confronto per tipologie di piattaforma di lavoro ed evidenzia come il peso dei cloud workers, ovvero il cosiddetto “lavoro della folla”, rappresenti oltre il 30% dei lavoratori digitali in Europa. La crescita esponenziale dei cloud workers è egregiamente monitorata dall’ILO attraverso online Labour index[1] ovvero uno strumento capace di tracciare tutti i “lavoretti” del 60%-70% del mercato esistente del cloud work in lingua inglese. L’ osservazione non solo mostra come dal 2016 ad oggi il cloud work sia cresciuto di oltre 40 punti percentuali ma anche come sia in atto una nuova distribuzione globale del lavoro: se quasi il 40% della domanda di lavoro proviene dagli Stati Uniti, oltre il 60% dell’offerta di lavoro si colloca nei paesi asiatici, tra cui in India oltre il 22,5% e in Bangladesh oltre il 15%.

Figura 1 – Domanda di cloudwork nel mondo (quota % su totale)

Fonte: ILO, Otto Kässi, Vili Lehdonvirta, Online labour index: Measuring the online Gig Economy for policy and researchTechnological Forecasting and Social Change, Volume 137, 2018, Pages 241-248

Figura 2 – Offerta di cloudwork nel mondo quota % su totale)

Fonte: ILO, Otto Kässi, Vili Lehdonvirta, Online labour index: Measuring the online Gig Economy for policy and researchTechnological Forecasting and Social Change, Volume 137, 2018, Pages 241-248

[1] Per maggiori informazioni sulla metodologia cliccare qui http://ilabour.oii.ox.ac.uk/how-the-online-labour-index-is-constructed/

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