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Le corporation americane verso un nuovo protagonismo politico?

La Business Roundtable americana, associazione che raccoglie 181 tra le più grandi Corporation americane tra cui Amazon, Jp Morgan, BlackRock, Apple, UPS, ha reso pubblico un documento in cui si disconosce la prevalente impostazione economica costruita sulla centralità del profitto per gli azionisti (shareholder value) come unica missione aziendale. Per creare valore nel lungo periodo, si sottolinea nel documento – mostrando già un salto di paradigma rispetto a strategie a breve termine – il profitto è sì importante ma non è l’unico fattore da considerare abbracciando una impostazione più prossima ad una visione di stakeholder value propria della responsabilità sociale. Impatto ambientale e sulle comunità locali, rapporto con i clienti e fornitori e condizioni di lavoro e rapporto con i lavoratori sono interessi a cui le corporation devono rispondere e tutelare nella ricerca di profitti di lungo termine.

L’obiettivo stesso di OpenCorporation – piattaforma web per spingere le multinazionali a preferire un approccio incentrato sul più inclusivo valore degli stakeholder ad un esclusivo orientamento alla massimizzazione dei profitti – sembra trovare conforto nel documento delle corporation americane sebbene le stesse aziende firmatarie siano in fondo al ranking Opencorparation mostrando un gap tra quanto dichiarato e quanto rilevato: la prima corporation americana, HP Inc, è in 79 posizione e la seconda, General Electric Company, ben in 103esima.

I contenuti dell’accordo non rappresentano di per sé una novità tra le corporation americane se solo si pensa alle dichiarazioni a Davos di inzio anno di Larry Fink del fondo di investimento di Black Rock sull’impegno sociale a cui le imprese dovrebbero tendere e alle richieste alla Sec americana da parte dello stesso Business Rountable di introdurre limiti per arginare le pressioni degli azionisti. L’interrogativo che rimane aperto è se il documento, rappresenta, o vuole rappresentare, una novità di natura politica.

Sicuramente il documento rappresenta un atto di denuncia forte rispetto ad una politica incapace di governare le trasformazioni capitalistiche in atto. Così come sostenuto dal professore Zamagni, se sono le imprese e non più i partiti politici, o la politica, ad occuparsi dei temi collettivi ad essere messa a rischio è la stessa democrazia e le sue istituzioni. E sicuramente il documento nasce come risposta politica non solo ai movimenti sovranisti e populisti che accusano i governi di indolenza rispetto alla libertà d’azione delle imprese ma anche alla crescente sensibilità ad un’economia più sociale, e meno di mercato, che i successi di Bernie Sanders ed Elisabeth Warren all’interno del Partito Democratico stanno dimostrando.

Ora si tratta di comprendere se questa presa di coscienza delle corporation avvenga nel tentativo di ricucire i rapporti di un capitalismo ormai rotto, per dirla alla Mazzucato, o nella proposizione di una sublimazione del capitalismo che si sostituisce alla politica e ai suoi attori istituzionali. Se si propone di costruire ponti di dialogo alle parti più radicali del Partito Democratico americano o si candida ad un protagonismo politico per intercettare, e contenere, le istanze insieme populiste e sociali(ste) in crescita nell’elettorato americano.


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